La riforma sulla responsabilità civile dei magistrati

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Rispetto alla vecchia disciplina della legge Vassalli del 1988, non cambierà la struttura, resterà simile anche nella nuova disciplina, mantenendo l’impostazione di responsabilità indiretta; sicché, una volta che il cittadino avrà fatto ricorso allo Stato, e una volta che lo Stato avrà rifondato il cittadino, lo Stato potrà decidere di rivalersi sul magistrato. A cambiare sarà la modalità con cui si può effettuare la rivalsa sul magistrato.

Nella vecchia disciplina la rivalsa poteva avvenire solo per: dolo, colpa grave, o denegata giustizia (cioè rifiuto, o aver omesso o ritardato il compimento di atti dovuti). Nella nuova disciplina, cambia innanzitutto un aspetto all’interno della colpa grave, che nel concetto prevede come prima la violazione manifesta della legge, l’affermazione nel procedimento un fatto che non esiste, adottare un provvedimento di limitazione della libertà personale fuori dai casi previsti dalla legge, si aggiunge il caso di “travisamento del fatto e delle prove”. Dal loro punto di vista i magistrati ritengono 

che entrare nell’esame di cosa consideri il travisamento del fatto e delle prove, significa entrare nel merito della piena libertà della interpretazione che al magistrato spetta come parte integrante della propria autonomia e indipendenza.

Altra novità, è stato eliminato quello che nella vecchia disciplina era il cosiddetto “filtro”, cioè erano gli stessi tribunali del distretto giudiziario a delibare preventivamente se si poteva procedere o meno sulla responsabilità civile del magistrato oppure no. Anche qui i magistrati dicono che questo porterà un aumento pericolosissimo delle richieste sulla responsabilità civile per incuterci timore.

Terza novità, si innalza la soglia economica di rivalsa del danno, nella vecchia legge c’era un doppio limite, il primo era che non si poteva prevedere un risarcimento che fosse superiore a 1/3 di una annualità di stipendio del magistrato, e nella rateazione non si poteva andare anno per anno oltre 1/5. Oggi con la nuova disciplina le due soglie sono spostate alla metà della annualità, e per la rateazione fino a 1/3.

Si ipotizza nei prossimi mesi una sorta di ‘tagliando’ a posteriori, anche se il Ministro Orlando dichiara di ritenere “che sarà sufficiente la giurisprudenza a chiarire che molti dei pericoli paventati non hanno riscontro”.

La presidente della Commissione Giustizia della Camera, Donatella Ferranti, sottolinea che “ il danno c’è solo nel caso in cui il travisamento sia macroscopico e evidente”

Il vice ministro alla Giustizia, Enrico Costa, valuta la testo della riforma “equilibrato e rispettoso dell’autonomia della magistratura”, e ha definito l’eliminazione del filtro come il fiore all’occhiello del ddl.

L’ANM in subbuglio punta il dito contro la cecità del legislatore che non si cura di una corruzione dilagante nel nostro paese, e vede il tutto come un pessimo segnale approvare una “legge contro i magistrati”. Punti cruciali del malumore dell’associazione è la cancellazione del filtro e il pericolo dell’inversione di ruolo: “chi è chiamato a giudicare diventerà il soggetto sottoposto a giudizio da parte di chi dovrebbe essere giudicato”.

Il vice presidente del Consiglio superiore della magistratura, Giovanni Legnini, “c’è il rischio dei ricorsi a raffica, e se si dovesse verificare sarà necessario intervenire”. Prosegue Legnini, ammettendo da un lato che “il vecchio filtro non ha dato buona prova nel delicato rapporto tra i diritti dei cittadini e la libertà di giudizio e indipendenza dei magistrati”, ma dall’altro valutando la nuova Valutazione Preliminare, come “un argine all’uso distorto del diritto di agire”

Beniamino Migliucci (presidente unione delle camere penali, UCPI): “La norma prevede che non si possa dar luogo a responsabilità per attività di interpretazione quando non vi sia del dolo. Inoltre seguendo la richiesta dell’Europa, che aveva aperto un procedura di infrazione, il legislatore ha ritenuto di dover inserire il concetto di colpa grave, indicando che il travisamento del fatto o delle prove, consista: 1) quando si affermi un fatto la cui esistenza è incontrastabilmente esclusa dagli atti del procedimento, oppure 2) quando si neghi un fatto la cui esistenza risulti incontrastabilmente. Quindi si tratta di una violazione manifesta, evidente e macroscopica che non richieda alcun approfondimento di carattere interpretativo o valutativo. Quindi la norma sotto questo aspetto è assolutamente rispettosa e chiara senza scalfire l’indipendenza della magistratura.

Inoltre, con la nuova disciplina, vorrei ricordare come lo Stato possa esercitare l’azione di rivalsa nei confronti dei magistrati, soltanto quando il travisamento del fatto o delle prove, siano stati determinati da dolo o negligenza inescusabili.

Infine, riguardo alle azioni strumentali, l’azione può essere promossa, a pena di improcedibilità, solo se siano stati esperiti tutti i rimedi endo-procedimentali, ovvero che si siano esauriti tutti i mezzi di impugnazione, del provvedimento che si assuma sia stato emesso in manifesta violazione di legge o a seguito di travisamento della prova e del fatto.

A me pare che questa norma sia equilibrata e che fosse necessaria, non solo per le richieste europee, ma anche perché credo sia corretto che lo Stato paghi per le ingiustizie.”

Giancarlo De Cataldo (scrittore, già magistrato): “La giustizia è fatta di ricorsi, appelli, corti supreme e decisioni fisiologicamente contrastanti fra loro. L’appello e la Cassazione servono proprio a questo: a rimediare a potenziali errori di giudizio. … Il diritto è un campo vasto, complesso, contraddittorio, talora così sofisticato da sfidare la razionalità. … Si è detto: finalmente una legge sulla responsabilità civile. Eppure, ne esisteva già una, e sin dal 1987. Le uniche novità sul punto sono due: aumenta l’entità del risarcimento e lo Stato è obbligato ad agire contro il magistrato. Si è detto: ce lo impone l’Europa. Eppure l’Europa si era limitata a chiedere l’estensione del diritto al risarcimento alle violazioni della legge europea. Il legislatore italiano è andato ben oltre, e alle classiche ipotesi di dolo e colpa grave (giudice corrotto, incapace, distratto, superficiale, negligente) ha aggiunto una responsabilità per “travisamento del fatto e della prova”. Chiunque mastichi la materia sa che “travisamento del fatto e della prova” è il classico motivo di ricorso che punta a invalidare la tenuta logica di una decisione controversa, giusto ciò che accade quotidianamente nella fisiologia della giustizia, i giudici interpretano la legge, ed è logico che pervengano a decisioni difformi.

Le autentiche vittime non saranno i meno di diecimila magistrati italiani. Per quanto l’uomo della strada, il cittadino twittatore, possa non rendersene conto, a pagare il prezzo più alto sarà proprio lui. È prevedibile che le sentenze si orienteranno in chiave difensiva, attestandosi sulla difesa dell’esistente, ultimo baluardo di giudici intimiditi e gravati da un’organizzazione dei servizi strutturalmente deficitaria.”

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Pubblicato da

il Fanfulla

Pagina di attualità politica ispirata al quotidiano fondato nel 1870.

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