Mafia Capitale, capitolo II (in aggiornamento)

Prosegue, col nuovo anno, l’inchiesta denominata Mafia Capitale, portata avanti dalla Procura di Roma, ecco gli ultimi aggiornamenti:

10 gennaio

«Rapporto paritario» e «di reciproco rispetto» quello che legava da anni la Mafia Capitale di Massimo Carminati e la ’ndrangheta. il Tribunale del Riesame di Roma, nel respingere la richiesta di scarcerazione per Rocco Rotolo e Salvatore Ruggiero, i due ’ndranghetisti del potente clan Mancuso di Limbadi, offre un’inedita interpretazione. I rapporti tra mafia capitale e la malavita calabrese sono consolidati da tempo, e la nascita della cooperativa Santo Stefano, onlus destinata a gestire l’appalto per la pulizia del mercato Esquilino, «avrebbe costituito la conferma del rapporto tra l’associazione mafiosa romana e il clan Mancuso che aveva già portato a proficui affari in Calabria. Ruggiero è stato dipendente della coop 29 giugno, e ha alle spalle una condanna per omicidio e porto abusivo d’armi. Nelle motivazioni con cui viene respinta la richiesta di scarcerazione dei soci romani di Buzzi, si precisa anche il ruolo di Giovanni Campennì, quale rappresentante dei Mancuso a Roma: «L’inserimento di Campennì e degli interessi che egli rappresenta nella realtà romana si inquadra in un contesto di precedenti rapporti intrattenuti da Buzzi Calabria che lo stesso presidente delle cooperative (Buzzi, ndr) ricorda in maniera significativa quando dice ‘quando stavo a Cropani parlavo con il prefetto, parlavo con tutti, parlavo con la ‘ndrangheta».

11 gennaio

“Sono accusato di essere un mostro, un mafioso, un corruttore e non ho alcuna possibilità di difendermi”. Lo scrive Salvatore Buzzi, Ras delle cooperative e uno dei principali indagati nell’inchiesta su Mafia Capitale, in una lettera al Garantista. Il suo grido di dolore punta anche ai mass-media: “Sono stato condannato a mezzo stampa”.

20 gennaio

«Capacità d’infiltrazione nelle istituzioni ai massimi livelli» dicono i giudici del Riesame nelle motivazioni contro la richiesta di scarcerazione di 17 fra gli arrestati per Mafia Capitale.«Si può affermare senza pericolo di smentita come in Ama il fenomeno corruttivo abbia raggiunto la massima espressione. «Panzironi, Pucci e Mancini, (erano, ndr) assolutamente proni agli interessi dell’organizzazione». Sulla capacità di infiltrarsi nella pubblica amministrazione di Buzzi e Carminati i giudici portano vari esempi. Quando la giunta Marino sostituisce Scozzafava (indagato, ndr) con Gabriella Acerbi (dirigente che interpreta il ruolo autonomamente), Buzzi si mobilita: «Basta che se ne va questa..». E vince: «La manovra riesce e la Acerbi viene sostituita da Isabella Cozza, che è espressione della volontà dell’associazione criminale». Buzzi rappresenta per i giudici anche il “fallimento della funzione rieducativa” perché “pur essendo condannato nei primi anni 80 per omicidio volontario è tornato a delinquere”. Insomma un soggetto “determinato a fare affari in ogni campo arrivando anche a sfruttare a vantaggio proprio e dell’associazione le drammatiche vicende dei migranti e dei richiedenti asilo”.

22 gennaio

Gli uomini delle Fiamme gialle hanno chiesto e ottenuto dal Comune di Roma tutta la documentazione sugli appalti e sui pagamenti dal 2008 in poi a favore delle cooperative di Salvatore Buzzi. Nel decreto di esibizione i pm titolari dell’inchiesta, Paolo Ielo e luca Tescaroli, hanno anche chiesto una serie di emendamenti presentati dal consigliere comunale Luca Gramazio in merito allo stanziamento di euro 800.000/1.000.000 per la manutenzione delle piste ciclabili.

28 gennaio 2015

Buzzi dal carcere di Nuoro (Sardegna), che – detenuto in regime di alta sicurezza.

Dal carcere di Nuoro, Salvatore Buzzi non ha dimenticato neanche Franco La Maestra, un dipendente della Cooperativa 29 giugno con un passato nelle Br-Partito comunista combattente. Erano state date delle direttive da parte di Buzzi il giorno dell’arresto: ossia di non litigare e di tenere lontano dalla 29 giugno Giovanni Campennì, l’imprenditore che secondo i pm “il clan Mancuso aveva inviato su Roma per avviare attività imprenditoriali in collaborazione con l’associazione romana”.

Intanto in molti prendono le distanze da Buzzi, come il consigliere regionale del Lazio ed ex presidente del Pd romano Eugenio Patanè, tra i politici coinvolti nell’inchiesta Mafia Capitale, ma indagato per turbativa d’asta: “L’ho incontrato nel 2012 per caso – ha detto Patanè a SkyTg 24 – durante l’occupazione del mattatoio di Roma.

La corrispondenza di Salvatore Buzzi è stata sequestrata dalla Procura.

Gli investigatori hanno acquisito documentazione presso l’ex brigatista Franco La Maestra e da Brenno Peterlini, dirigente emiliano del Consorzio nazionale dei servizi di Bologna. Con Peterlini il rapporto è più recente. Il dirigente del Consorzio nazionale dei servizi di Bologna che si occupa dell’accoglienza immigrati, core business del presunto sodalizio di Mafia Capitale, compare in una pagina dell’ informativa degli investigatori a proposito di un progetto per lo smaltimento dei rifiuti. Buzzi e Peterlini avrebbero dato il via a un piano per la gestione di alcuni impianti. «Il 9 novembre 2012 Maurizio Franchini (direttore generale del consorzio formula ambiente) contattava Buzzi per sapere come fosse andatacome si legge nell’informativa Quest’ultimo riferiva che ‘questi di Romagna’ si erano dimostrati interessati a un eventuale progetto con loro. Franchini chiedeva a Buzzi d’incontrarsi per valutare assieme la proposta concordando un appuntamento per il giovedì successivo alle nove e mezza anche con ‘Brenno’ (Peterlini)».

6 febbraio

Proprio sotto Capodanno, in pieno scandalo «Mafia Capitale», l’assessorato al Sociale di Francesca Danese, appena nominata, pubblichi tre bandi di gara, per eseguire degli interventi in alcuni campi rom: via di Salone, via dei Gordiani, via Cesare Lombroso, via Candoni e La Barbuta.

Il Comune indice le tre gare d’appalto, da 200 mila euro ciascuno (più gli oneri per la sicurezza) per lavori di bonifica, di manutenzione «generica» e di «manutenzione antincendio», fissando i requisiti che le aziende devono avere

E, trattandosi di un bando fatto per «favorire l’accesso al lavoro di donne e uomini di origine Roma, Sinti e Caminanti», quello diventa uno dei criteri fondamentali. La «valutazione degli interventi proposti» è quella che dà più punteggio (45 punti sui 100 complessivi a disposizione, più di quelli messi «in palio» dalle condizioni economiche) e — in tutte e tre le gare d’appalto — dieci punti vanno proprio per «l’impiego di rom, sinti e caminanti nell’esecuzione dei lavori». Tradotto: la ditta che vuole ottenere i lavori, deve assumere (e formare) i nomadi.

10 febbraio

I magistrati chiedono collaborazione al governo argentino. La rogatoria, sul punto di essere formalizzata, riguarda una presunta esportazione di valuta alla quale si sarebbe prestato l’ex sindaco di centrodestra. Gianni Alemanno: sempre stando all’ipotesi, avrebbe passato la frontiera argentina con denaro proveniente dai consorzi di Salvatore Buzzi

L’episodio viene raccontato da uno degli arrestati, Luca Odevaine, che, da dirigente della Provincia, avrebbe organizzato l’accoglienza degli immigrati a vantaggio delle coop di Buzzi.

«Per soldi se so’ scannati — dice Odevaine a Mario Schina (altro arrestato per il sodalizio)ma sai che Alemanno s’è portato via … ha fatto quattro viaggi lui e il figlio con le valige piene de contanti.. ma te sembra normale che un sindaco…». L’ex sindaco replica: «Sono stato per pochi giorni, a Capodanno, con la mia famiglia, per andare a vedere i ghiacciai della Patagonia».

i giudici del Tribunale del Riesame hanno respinto l’istanza di dissequestro dei conti di Claudio Turella (Ufficio giardini) e della moglie Assunta Fortin (non indagata). Il funzionario capitolino avrebbe involontariamente fornito la prova regina dell’attività corruttiva del duo Buzzi-Carminati, Nell’intercapedine di una parete della casa di Turella il Ros aveva rintracciato circa 550mila euro riposti in sacchetti con il logo del Comune di Roma, Turella si era difeso parlando di un’eredità in famiglia, ma scrivono i giudici, non è stato prodotto alcun documento che attesti che Turella ha beneficiato di proventi ereditari.

19 marzo

L’onda lunga di Mafia Capitale si infrange ancora sul Pd romano. Arriva fino a Ostia, dove il mini sindaco democratico Andrea Tassone si è dimesso e il commissario Matteo Orfini ha decretato un giudizio lapidario sulla città del litorale, governata dal suo partito: “Qui c’è la mafia”. Punto. Via Tassone, quindi, e avanti con l’ennesimo commissariamento: la delega per governare Ostia e il X municipio è stata affidata al magistrato Alfonso Sabella.

Andrea Tassone lascia, precisando di non essere indagato nell’inchiesta che ha travolto il partito romano. I contatti con Salvatore Buzzi, il patron della 29 giugno, ritenuto il braccio destro di Massimo Carminati, li aveva già ammessi. Tassone viene citato in una proroga alle intercettazioni del 28 maggio 2014. I carabinieri del Ros scrivono: “Venivano acquisite conferme circa il tentativo, da parte di Buzzi, Testa e Carminati con il sostegno di Luca Gramazio, di coinvolgere il presidente del X Municipio, Andrea Tassone, e il capogruppo Pd per Roma Capitale, Francesco D’Ausilio nel progetto di gestione aree verdi e raccolta differenziata presso gli stabilimenti balneari di Ostia; anche il rapporto con Tassone è caratterizzato dal sinallagma corruttivo, avendo il Tassone chiesto al Buzzi l’assunzione di un parente”. Assunzione di cui non vi è però alcun riscontro investigati. Agli atti c’è la telefonata tra Buzzi e Tassone che risale al 27 marzo 2014. Tassone dice: “Senti una cosa Salvato’, io c’ho un piccolo problema… che t’aveva accennato mio cugino”. Buzzi dice: “Chi è tuo cugino? Non lo conosco”. E Tassone: “Non t’avevo accennato di un problema, ma noi ci possiamo vedereunattimo?”.Buzzinon può: “Oggi no, oggi no proprio (…) ti mando Fabrizio oggi?”. Tassone: “Se mi mandi Fabrizio gliene parlo a lui”. Dopo questa telefonata il ras delle coop chiama Testa, spiegando – come sintetizza il Ros – “di non aver ben compreso a chi si riferisse parlando di suo cugino, ipotizzando che potesse trattarsi di una richiesta di assunzione”.

Poi Buzzi commenta: “Però lo sai il proverbio della mucca? Se la mucca non mangia non può essere munta”. Il metodo di Mafia Capitale.

È stata chiesta anche “la documentazione per rifinanziare la gestione dei campi nomadi, la manutenzione delle aree verdi e dei servizi relativi ai ‘Minori per l’emergenza dell’Africa del Nord’, verbali sulla ‘Variazione al bilancio di previsione 2012-2014, al Piano di investimenti 2012-2014’, ‘tutte le determinazioni dirigenziali del Servizio Giardini dal 2008 ad oggi’.

29 marzo

Odevaine ammette di aver preso da Buzzi una somma vicina ai 150mila euro negli ultimi due anni.

1 aprile

“Pagavo Odevaine certo, ma a conti fatti saranno stati 40mila euro”, ammette ma minimizza Buzzi durante le dichiarazioni spontanee a Rebibbia. Buzzi ammette i versamenti alla fondazione di Gianni Alemanno, Nuova Italia, e al tesoriere Franco Panzironi (AMA) dicendo però che si trattava di poche migliaia di euro.
“Odevaine a libro paga? Erano solo il compenso per consigli e informazioni ricevute”.
Secondo i PM Cascini, Ielo, Tescaroli il rapporto con l’ex vice capo di gabinetto di Veltroni, funzionario del tavolo sull’immigrazione sarebbe stato cruciale per assicurare a Buzzi il business per l’emergenza immigrati.

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Pubblicato da

il Fanfulla

Pagina di attualità politica ispirata al quotidiano fondato nel 1870.

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