Inchiesta “Mafia Capitale” (in aggiornamento)

Mafia Capitale

giorno 18

I giudici del tribunale del Riesame annullano l’ordinanza di cattura contro Riccardo Mancini, l’ex amministratore di «Ente Eur spa», braccio destro dell’ex sindaco Gianni Alemanno e tesoriere della Fondazione «Nuova Italia».

Sequestrati beni per 100 milioni di euro all’imprenditore Cristiano Guarnera, arrestato perché accusato di far parte del gruppo criminale e ritenuto pedina fondamentale nel reperimento degli alloggi da offrire al Comune di Roma.

Il Riesame ha fatto cadere l’aggravante mafiosa che era contestata a Giovanni Fiscon, il direttore generale dell’Ama.

Buzzi parlando proprio con Fiscon per accordarsi sui passi da compiere dichiarava: «L’Ama c’est moi».

 

giorno 17

Nel 2007 Odevaine annunciava di aver ripulito circa «100mila metri quadri di scritte» con un’insolita operosità. Oggi sappiamo che le cooperative di Salvatore Buzzi si erano candidate anche in quel campo. E che avevano vinto.

Lo spiega Sandro Coltellacci, socio di Buzzi e amministratore della cooperativa «Impegno per la promozione», accusato di associazione mafiosa: «Ho conosciuto Schina perché si occupava di decoro urbano e noi di rimuovere le scritte sui muri», dice nell’interrogatorio di garanzia con il gip Flavia Costantini. Ottenuto l’incarico, Coltellacci assume nuovo personale: «La moglie di Mario (Schina, ndr) lavora con noi da 13 anni. Mario Schina ci ha fatto prendere tre strutture (il riferimento è alla gestione immigrati ma la coop di Coltellacci si ag-giudica anche i campi per i rom, ndr) ».

Coltellacci, assistito dall’avvocato Manlio Ingarrica, offre la sua versione anche sui campi rom:«Il campo nomadi ci fu affidato con ordinanza del sindaco Veltroni senza gara pubblica per ragione di sicurezza». Era il 2007. Il Comune fa allestire la struttura di Castel Romano.

Dice Coltellacci: «È vero che sono andato da lei ma non ho mai sentito parlare del lavoro per la figlia. Le dissi che bisognava far figurare (nei pagamenti, ndr) 300 persone (anzichè 150 secondo le intercettazioni, ndr)»

 

giorno 16

Altri appalti pubblici assegnati all’organizzazione guidata da Massimo Carminati e Salvatore Buzzi. Uno riguarda

il Cup, il centro unico di prenotazione per le visite mediche da 14 milioni di euro.

Uno degli affari più consistenti viene chiuso due mesi prima che scattino gli arresti. Il 3 settembre Buzzi parla al telefono con uno dei suoi collaboratori, Claudio Cardarelli. colloquio di Cerrito e Cardarelli:

Cardarelli: quelli so’ 5 (cinquemila euro)

Cerrito: a lui gli servono per giovedì, cinque… a Cla’ ma l’avemo vinto quel discorso de Formula Sociale per… dei Cup, dei Recup che era?

Cardarelli: stiamo, c’è va a pranzo oggi

Cerrito: ma è buono come appalto Cla’

Cardarelli: 14 milioni Cerrito: un botto!

Il 22 novembre 2013 Buzzi dice a Carminati che per il campo nomadi di Castel Romano «ho cacciato cinquecento veri».

Ma è la conversazione intercettata l’11 aprile scorso a interessare gli investigatori perché, annota il Ros, «chiarisce il sistema di pagamenti tra Roma Capitale e le Cooperative assegnatarie dei lavori». In quell’occasione Buzzi ribadiva a Caldarelli che il suo ruolo era di presentare presso i competenti uffici amministrativi comunali la documentazione contabile per ottenere il pagamento dei canoni di locazione dei campi nomadi di proprietà o gestiti dalle cooperative riconducibili allo stesso gruppo. La conversazione consentiva pertanto di evidenziare elementi di estremo interesse in ordine alla nuova esigenza nomadi del 2010 ed alla conseguente offerta di Buzzi all’allora Sindaco Gianni Alemanno di ampliare il campo di Castel Romano in cambio di un affidamento minimo di 24 mesi per rientrare dell’investimento: «Ci possiamo allargarci noi su questa parte del campo e ne facciamo un altro in cambio se tu me dai l’affidamento a 24 mesi». Ma anche alle garanzie date a Buzzi su una certa redditività dell’investimento sostenuto o comunque un rientro dello stesso attraverso una maggiorazione delle effettive presenze dei nomadi: «“Per raggiungere la cifra che noi avevamo pattuito con Alemanno deve mette 300 persone presenti… noi paghiamo… ti paghiamo 300 persone in realtà sono 150”».

Nel luglio scorso Buzzi si preoccupa perché il sindaco Ignazio Marino vuole cambiare i vertici di Ama, l’azienda municipalizzata che si occupa di rifiuti. Dice Buzzi a un’amica: «Sto matto de sindaco ha convocato una giunta straordinaria per far fuori Fiscon e mettece Pucci. Quindi levava una brava persona e ce metteva un ladro… perché Pucci dice è un ladro rubava per il partito… ma tanta roba gli è rimasta attaccata quindi non rubava per il partito… allora abbiamo avvisato i nostri amici… i capigruppo e si è alzato un po’ de sbarramento… poi ha lavorato pure Passarelli con Sel. Io poi ho smessaggiato a Fiscon alla fine è finita bene avemo mandato il messaggio Marino 0 Fiscon 2».

 

giorno 13

Ieri si è dimesso l’assessore alle Politiche sociali Rita Cutini

in polemica con Marino ha detto lasciando: «Io argine del malaffare».

Il sindaco Gianni Alemanno veniva chiamato il «piccolo grande capo» dai membri dell’organizzazione di «Mafia Capitale»

Un’occasione in cui gli indagati fanno riferimento ad Alemanno come una persona vicina all’organizzazione è nel febbraio 2013: la firma sulle determinazioni dirigenziali per le proroghe ai lavori delle cooperative è appesa a un filo. Una parte del denaro promesso un milione e mezzo di euro dovrebbe provenire dalle multe delle piste ciclabili. Soldi che nelle casse non entrano. La mattina del 12 febbraio alle 8.50 Salvatore Buzzi chiama Claudio Turella, dipendente dell’ufficio Giardini. I due parlano delle proroghe. Buzzi racconta che se ne dovrebbe discutere in quella stessa giornata: «Ci sarà incontro oggi… tra il sindaco, la Belviso e Salvi, il segretario generale. Dopo di che o ce li da con le buone o ce li pigliamo con le cattive(…) perché il sindaco sta con noi».

giorno 12

Assieme a Carminati, trasferiti da Rebibbia gran parte degli arrestati nell’inchiesta «Mafia Capitale». Il timore è che la fitta rete di relazioni fosse capace di filtrare anche attraverso le sbarre delle celle.

Campidoglio spende per la cosiddetta emergenza abitativa. Ovvero, circa 43 milioni l’anno. Più le bollette delle utenze.

Soldi, quei 43 milioni, incassati dai costruttori che affittano immobili al Comune, e dalle cooperative sociali come il Consorzio Eriches 29 di Salvatore Buzzi.

Per gli 84 alloggi dell’Immobiliare San Giovanni 2005 del costruttore Antonio Pulcini in vicolo del Casale Lumbroso il Campidoglio spende 2.690.753 euro: 2.669 euro al mese per ciascuno.

C’è poi l’assistenza alloggiativa diretta da parte delle coop sociali. Il Comune paga a queste una retta a persona, e la coop provvede all’alloggiamento

In questo caso il costo si aggira fra i 23 e i 24 euro a cranio. Il che significa oltre 2.100 euro al mese per un nucleo familiare di tre persone.

 

giorno 11

Il fatto è che Enrico Lamanna e Vito Tatò, i due ispettori della Ragioneria generale dello Stato incaricati un anno fa di capire com’era stata gestita una metropoli che chiedeva allo Stato di essere salvata per la seconda volta in 5 anni, l’avevano scritto chiaro e tondo nel loro ustionante rapporto di 320 pagine e 140 allegati: l’affidamento al Consorzio di cooperative sociali Eriches 29 del servizio di assistenza abitativa temporanea risultava in aperta violazione della legge sulle gare pubbliche.

Gli ispettori del Tesoro ricordano che se la legge consente l’affidamento di quei servizi in convenzione alle cooperative sociali, quando l’importo supera le soglie comunitarie è d’obbligo una gara, che non era stata fatta. E questo è illegale.

Al 31 ottobre 2013 «sebbene non sia stato formalmente prorogato l’affidamento» il Consorzio Eriches 29 continuava a fornire il servizio «senza che fosse stato adottato alcun impegno contabile».

Del resto erano anni, ben prima dell’arrivo di Marino, che la faccenda andava avanti.

Nel 2012 l’Eriches 29 ha incassato ben 6 milioni 382.180 euro

Buzzi gestiva i servizi in alcune delle strutture più grosse destinate all’emergenza abitativa, come quella di via di Val Cannuta, 237 alloggi che il Comune affitta dall’Immobiliare Pollenza.

Nella intricata galassia di cooperative e società che fanno capo alla «Cooperativa 29 giugno» c’è anche la Sarim, affitta al Comune di Roma per oltre 180 mila euro l’anno (dato del bilancio 2013) il centro di accoglienza per i senzatetto di via Santa Maria di Loreto, a Roma. Ci sono poi cooperative che si occupano di pulizie, manutenzione del verde, raccolta differenziata, aziende meccaniche… E anche ditte per la gestione di case di riposo come Tolfa care, in società con il Comune di Tolfa, 5.200 abitanti in provincia di Roma, e la Renco Health care. L’ultima sigla è spuntata nel giugno 2013. Il nome: 29 Energy Green srl. Oggetto sociale: costruzione di impianti per ricavare energia dai rifiuti.

 

giorno 10

Il 2013 era cominciato da poche ore quando, alle 14.19, Buzzi gli spedì questo testo (gli errori di ortografia sono nell’originale): «Speriamo che il 2013 sia in anno pieno di monnezza, profughi, immigrati, sfollati, minori, piovoso così cresce l’erba da tagliare e magari con qualche bufera di neve: evviva la cooperazione sociale».

Il vero business di Buzzi, che si augurava un 2013 «pieno di profughi», sembra essere quello dell’assistenza ai migranti che sbarcano sulle coste italiane. Compreso il Centro di accoglienza per i richiedenti asilo di Cropani Marina, provincia di Catanzaro, gestito fra il 2008 e il 2009 dalla cooperativa «29 giugno». Secondo il giudice quell’appalto da un 1.300.000 euro fu vinto da Buzzi che poté godere della protezione da parte della ‘ndrangheta grazie a un accordo con la famiglia Mancuso di Limbadi. Buzzi nella sua attività in Calabria ottenne rispetto e protezione dal clan, come emerge da alcune intercettazioni. In cambio di questo trattamento il gruppo romano guidato da Buzzi e Carminati ha concesso ai calabresi l’appalto per la pulizia del mercato romano al rione Esquilino. Il benestare finale sarebbe arrivato da Carminati, presunto capo di «Mafia capitale». Buzzi gli aveva chiesto se fosse d’accordo a concedere attraverso «una piccola cooperativa» affidata agli emissari dei Mancuso «quello che facciamo noi su Piazza Vittorio». E l’ex estremista nero rispose: «Come no, ma che scherzi?».

Buzzi avrebbe accettato di saldare anche il conto dell’affitto della sede della fondazione «Nuova Italia» di Gianni Alemanno, come gli aveva chiesto l’uomo ritenuto il «tesoriere» del sindaco, Franco Panzironi, già agli arresti.

Giuseppe Pignatone davanti alla Commissione parlamentare antimafia sono esplicite: «A questa grande operazione, altre ne seguiranno a breve». E proprio per evidenziare come il filone degli appalti rimanga quello principale, aggiunge: «Il Comune di Roma ha sospeso una gara per 25 milioni riguardante l’Ater perché si profilava un affidamento alle società di Buzzi».

 

giorno 9

«Un’organizzazione armata, anche per questo temibile e temuta, che ha capacità di rifornirsi di strumenti di morte al più alto livello», affermano i magistrati

Ma le armi, per adesso, non sono saltate fuori. Per le difese è un elemento di debolezza dell’accusa, mentre per gli inquirenti è solo l’amara conferma delle troppe voci circolate prima dell’operazione, tra articoli di giornali e «soffiate» agli indagati.

Il 23 aprile dello scorso anno,il presunto boss di «Mafia capitale» si siede al tavolino con Brugia. Per discutere, scrivono i magistrati, di «occultamento di armi, silenziatori e giubbotti antiproiettile».

I giubbotti antiproiettile. «Ce li dovemo ave’ — dice Brugia — anche perché c’ho sempre avuto la fissa del coso, del povero Danilo»;

Il 5 maggio scorso Buzzi commenta insieme alla convivente e collaboratrice Alessandra Garrone (anche lei arrestata) il metodo attivato per ottenere un appalto per la raccolta differenziata dei rifiuti nel comune di Sant’Oreste. «E così usciremo metti 58… — dice l’uomo —, 58 e 50… Questi me li abbassano li portano tutti a 50… e così questi si trovano… e poi tra noi e… se riuscimo a apri’ la busta non ce stanno giochi, ma se non riuscimo a apri’ la busta bisogna rifasse i conti…». La Garrone chiede: «Quindi dobbiamo apri’ la pri-ma busta di lui?». E Buzzi: «Dobbiamo apri’ la busta sua… per vedere quanto ha fatto!».

Per un altro appalto Buzzi parla con una componente della commissione che deve esaminare le offerte, dipendente del Campidoglio «Solco ha fatto un lavoro bellissimo — gli dice la donna il 13 maggio 2013 parlando dell’offerta di un’altra ditta: la Solco, appunto —. Non la posso eclu… L’abbiamo ammessa alla valutazione». E Buzzi risponde: «Daglie qualche punto in meno, uno solo io perdo». Dopodiché Buzzi chiama direttamente il presidente della Solco e domanda: «Se dovesse anda’ male… ci sono problemi?». E quello: «Assolutamente no». «Non è strategica per te, no?», insiste Buzzi. E l’altro: «No, no (…) Però senti, se vogliamo vederci un attimo, troviamo una soluzione se c’è un problema… (…) Io spero di no, che noi siamo fuori, però se ci fossero dei problemi fammi sapere». Problemi non ce ne sono stati, e l’appalto è andato alla cooperativa di Buzzi.

 

giorno 8

Trovato un nuovo “libro nero”. Il quaderno era nascosto a casa di un collaboratore di Salvatore Buzzi contiene annotazioni sulla contabilità occulta delle numerose strutture controllate dal gruppo e segue lo stesso metodo già verificato analizzando il «libro nero» sequestrato alla segretaria Nadia Cerriti con l’iniziale del nome di chi ha percepito la tangente e accanto la cifra versata.

Figura chiave, Luca Odevaine, membro della commissione del Viminale che si occupava proprio di questa materia. Una di loro, sarebbe la presidente della commissione Affari costituzionali del Senato Anna Finocchiaro.

Dopo aver ottenuto la gestione del campo nomadi di Castel Romano, Buzzi e i suoi sodali pensavano di allargare la propria influenza e avevano messo in campo svariati tentativi per «entrare» a Mineo, la struttura siciliana che rappresentava un grande affare.

Il 16 giugno scorso Odevaine parla con Carmelo Parabita e gli riferisce di aver risposto ad un «avviso pubblico di selezione» per essere assunto dal Consorzio Calatino in modo da acquisire i titoli necessari a poter fare il membro della commissione incaricata della valutazione delle offerte per quella gara. Poi entrano nel merito dell’assegnazione.

Parabita: «Non ci saranno altre offerte cioè, con chi stanno parlando, si sono tenuti tutti alla larga da Mineo perché è troppo complessa, cioè non è venuto nessuno venerdì».

Odevaine: «A me m’ha detto Salvatore Buzzi che è andato a parlare dalla Finocchiaro».

Parabita: «Se».

Odevaine: «E la Finocchiaro gli ha detto “lascia perdere quella gara è già assegnata”».

Scrivono i magistrati: «La retribuzione sia di alcuni esponenti delle strutture politico-amministrative interessate sia dei membri del sodalizio era possibile grazie all’emissione di fatture per operazioni inesistenti che, a seconda delle società emittenti, determinava diversificate modalità di remunerazione, puntualmente annotate in un cosiddetto “libro nero”, e in particolare: le società riconducibili a soggetti esterni al sodalizio, a fronte dei pagamenti ricevuti, retrocedevano all’organizzazione criminale denaro contante per la creazione di fondi extra-contabili, necessari al pagamento dei politici, degli amministratori pubblici, dei dirigenti amministrativi e dei membri del sodalizio.

Controlli su appalti e gare da parte di commissari che nei prossimi giorni entreranno in Campidoglio. Saranno un prefetto, un viceprefetto e un funzionario del Mef. Hanno tre mesi, rinnovabili per altri tre: poi 45 giorni per la stesura del documento finale.

Entro la fine della settimana, poi, sarà pronta l’istruttoria dell’autorità Anticorruzione di Raffaele Cantone che deciderà quali appalti commissariare. Il primo atto ufficiale, intanto, è già arrivato: il gip Guglielmo Muntoni ha commissariato la cooperativa 29 giugno.

Un’attenzione particolare sarà riservata all’Ama: dalla raccolta differenziata all’appalto sul multimateriale, senza tralasciare appalti meno ricchi ma che comunque facevano gola al sodalizio, come, per fare un esempio, l’«abbellimento delle aree verdi in previsione del Natale»

Ozzimo, Marino, Buzzi. È il 23 aprile 2014, Buzzi si adopera per ottenere l’assegnazione, dal Comune, del servizio di accoglienza degli «sgomberati» di Centocelle.

Buzzi parla al telefono con Michele Nacamulli, esponente locale del Pd, che gli dice: «Ho parlato con Daniele, oggi ha detto al sindaco che ti deve fare un monumento…». Buzzi: «eh… (ride)». Nacamulli insiste: «E il sindaco lo ha richiamato dicendo: “Madonna, siamo riusciti a fare una cosa…”. E lui gli ha detto “è stato Buzzi”..eh, insomma, vicino al Marco Aurelio ci sarà il tuo monumento». Buzzi: «Va bene, ok, domani andiamo a chiedere il conto alla Matarazzo». In serata Buzzi riceve un sms da Ozzimo: «Meno male che ci sei… grazie Salvatore. Il sindaco mi ha chiamato euforico…».

Secondo gli inquirenti, è Ozzimo a tenere i rapporti con l’amministrazione Marino.

 

giorno 7

Terreni, palazzi e case a Londra, locali notturni, persino un convento da sei milioni e mezzo di euro. Passava per mille canali il riciclaggio dei soldi dell’organizzazione. A occuparsene era la «rete» dei commercialisti e dei «prestanome» ingaggiati dallo stesso Carminati e guidata dal suo professionista di fiducia, quel Marco Iannilli coinvolto nelle inchieste sugli appalti di Finmeccanica.

La società «Zenith Rail» «soggetto giuridico lussemburghese, poi trasferita in Italia come “Zenith srl”, che si occupa di locazioni immobiliari e ha sede presso lo studio del commercialista Luigi Proteo a Roma».

L’11 settembre 2013. Luca Odevaine, membro del Tavolo nazionale sui rifugiati al Viminale, parla con Tiziano Zuccolo, camerlengo dell’Arciconfraternita del Santissimo Sacramento e di San Trifone, di un’operazione immobiliare che coinvolge il gruppo di Antonio e Daniele Pulcini, gli imprenditori sospettati in un’altra inchiesta della Procura di Roma di aver versato una tangente da circa 2 milioni di euro al deputato del Partito democratico Marco Di Stefano.

Odevaine: «Senti caro, hai qualche novità te dal Vicariato?».

Zuccolo: «Sono passato questa mattina è ancora tutto fermo, eh; però abbiamo deciso di fare un passaggio alto, molto alto, ma proprio alto, più, molto alto…».

Odevaine: «Ancora più in alto».

Zuccolo: «No più in alto di lì non si arriva di più, cioè finiamo proprio totalmente».

Odevaine: «La trinità».

Zuccolo: «Proprio lì arriviamo, dove c’è ancora l’essere umano (ride), quindi Don Pietro adesso si sta interessando di chiamare Don Alfredo, il suo segretario personale, va bene? Com’era il nome della società?».

Poco dopo Odevaine propone un appuntamento per parlare di «cose, altre, centri, Sprar (Sistemi di protezione per richiedenti asilo e rifugiati)». Zuccolo è d’accordo e propone «un passaggio sul ministro» con «un intervento del Vicariato». Per i suoi affari aveva agganciato anche la funzionaria di Palazzo Chigi Patrizia Cologgi che ha lavorato tra gli altri con Cécile Kyenge, ma l’ex ministro chiarisce: «L’ho trovata lì, non era nel mio staff».

In carcere, intanto, quando si è trovato davanti al pubblico ministero Paolo Ielo, subito dopo l’arresto, Carminati l’aveva guardato in faccia con un sorriso freddo, senza tradire emozioni: «Era chiaro che un giorno ci saremmo dovuti incontrare, dottore».

 

giorno 6

Il 31 gennaio scorso Luca Odevaine parla con altri due presunti complici di una lite che Alemanno avrebbe avuto con un uomo che però non viene citato.

Odevaine: « ma sai che Alemanno si è portato via, ha fatto quattro viaggi lui e il figlio con le valige piene de’ soldi in Argentina, se so’ portati con le valige piene de contanti, ma te sembra normale che un sindaco… me l’ha detto questi de Polaria».

Serie di truffe alle quali prendevano parte i figli del boss, Leonardo e Mario, I due adescavano collezionisti, professionisti e figli di famiglie ricche in circoli e locali. Il fratello Mario cena con Stefano Ricucci, l’immobiliarista già coinvolto nello scandalo Bnl Unipol: secondo l’inchiesta Ricucci acquista «a prezzo di vantaggio, gli oggetti e gli immobili, bottino del clan».

Su Roma, invece, lavoravano alla assegnazione di uno dei «Punti verde qualità» del Comune tramite il funzionario del Campidoglio Massimo Dolce.

Due ex poliziotti, Gaetano Pascale e Piero Fierro, confermano i contatti tra la banda e i Servizi a cui fanno cenno i pm: «C’erano due figure al soldo e permanentemente ingaggiati dai servizi segreti — dicono a SkyTg24 —, Carmine Fasciani e Massimo Carminati, e questa era una situazione che sapevano in tanti. Uomini dei servizi segreti che gestivano, o meglio consentivano a questi figuri di lavorare in maniera indisturbata pur di dare in cambio determinate informazioni. Questo era il sistema».

Marino tira dritto, rinuncia alla scorta.

Pecoraro, Secondo il responsabile di Palaz-zo Valentini «per Roma potrebbero esserci tre ipotesi, dopo la valutazione delle carte dell’inchiesta: un accesso agli atti, lo scioglimento, oppure non intervenire essendo in corso l’attività giudiziaria». Con l’accesso agli atti, Pecoraro avrebbe la possibilità prima di studiare tutte le carte: delibere, bandi di gara, assegnazioni. E poi, dopo questa sorta di attività «investigativa», decidere.

 

giorno 5

Massimo Carminati, ha preferito il silenzio.
Salvatore Buzzi sembra disponibile a rispondere alle domande dei pm In questo senso potrebbe essere decisivo il pronunciamento del Tribunale del riesame, al quale gli arrestati hanno annunciato ricorso. Se dovesse cadere il reato associativo, molti, secondo la linea difensiva degli avvocati, sarebbero disposti a ricostruire i singoli episodi di corruzione.
Dalle carte dell’inchiesta affiorano altri episodi Ad esempio una sorta di dossier per screditare il giudice del Tar che aveva firmato la sospensiva per la gara sul Centro di accoglienza per richiedenti asilo (Cara) di Castelnuovo di Porto gestita con profitto da Buzzi. Contro la giudice Linda Sandulli si sarebbe mossa di persona l’ex assessore della giunta Zingaretti, Paola Varvazzo, fornendo documenti utili al braccio destro di Carminati.

«Ce pigliamo il “Prime” a un milione e mezzo!» esulta al telefono con un avvocato Stefano Massimi, imprenditore vicino al «Nero». Ristoranti, locali, terreni, un parco giochi. «Il Nero», «Giovannone» e gli altri frequentano costruttori navigati come Antonio Pulcini e suo figlio Daniele, che tratta con Salvatore Buzzi la cessione di un immobile per ospitare alcuni immigrati.
potente Stefano Gazzani. E quando uno degli indagati è chiamato a fare il suo nome e a tracciare il profilo delle sue amicizie negli uffici della Procura, usa qualche cautela in più: «Senza pronunciare parola, scrive su un foglio il nome “Gazzani” e traccia una freccia che collega i nomi di Carminati e Iannilli (Marco Iannilli, commercialista arrestato nell’inchiesta su Finmeccanica, ndr)».
Il «Mondo di mezzo» progetta alloggi nella città militare della Cecchignola

La prima mossa di Ignazio Marino dopo il terremoto di Mafia Capitale è la rotazione dei dirigenti,
Il Pd teme gli sviluppi dell’inchiesta e taglia ogni cordone con i protagonisti delle indagini
Marino promette che la nuova giunta vedrà la luce entro dieci giorni ed è orientato a sparigliare, pescando «figure importanti» da mondi più tecnici che politici.

Opinione: Galli della loggia
La verità è che finché al centro della scena c’era Berlusconi, ogni caso di pubblica corruzione suscitava, per ragioni ben note, un dibattito accesissimo tra presunti «garantisti» e presunti «giustizialisti», e rispettive vaste tifoserie, divenendo immediatamente un terreno di scontro politico. Oggi di fronte a fatti come quelli di Roma Prevale ormai tra gli addetti ai lavori il partito trasversale degli «smaliziati». Quelli che fanno un sorriso di sufficienza ogni volta che sentono risuonare dopo un sostantivo l’aggettivo «morale», e giudicano dall’alto in basso gli sprovveduti che di politica capendoci poco, sono solo capaci di augurarsi, molto banalmente, che ci sia in giro un minimo di decenza. Gli «smaliziati» di professione, i quali — mischiando l’ottimismo craxiano-berlusconiano di un tempo con l’antigufismo renziano attuale — non sopportano giustamente che si parli di declino dell’Italia, di crisi storica del Paese, facendosi beffa di qualunque ragionamento critico cerchi di guardare oltrel’oggi, di chiunque evochi i problemi antichi della Penisola.

 

giorno 4

Marino è determinato a salvare la sua giunta. Nell’aula Giulio Cesare si è arrivati alla rissa, per l’elezione del nuovo presidente del Consiglio comunale. Valeria Baglio del Pd ce l’ha fatta, ma tra i contestatori sono volati calci e pugni e il sindaco è stato bersagliato di monetine.

Nella rete tessuta da Massimo Carminati e Salvatore Buzzi potrebbero essere coinvolti altri politici e funzionari pubblici strategici per accaparrarsi appalti.
Il 5 maggio 2013 Buzzi parla nel suo ufficio con Carminati e con altri soci. E dice: «Allora te sto a di, no…riguardo a Michela e Bubbico stanno allo stesso partito no? se glie dicessi… io domani siccome la devo vede’ prima de Gasbarra e siccome dovemo dagli pure 20 mila euro per sta cazzo de campagna elettorale “ce fai aprì sta cosa te damo 1 euro a persona per la campagna elettorale”». E poco dopo aggiunge: «mo se me compro la Campana…». La Campana, parlamentare, responsabile Welfare del Pd, era già emersa nei giorni scorsi per un sms di risposta a Buzzi — «un bacio grande capo».
Il 16 maggio 2014, alla vigilia delle Europee «Buzzi ricordava l’importanza di far votare Enrico Gasbarra». E diceva: «Devi capì, noi il nostro mondo è Gasbarra, non è Bettini. Noi nell’ambito de ste cose, nell’ambito di questa monnezza, pe tenè i voti già semo arrivati a 43 mila euro, eh…Tassone 30, Alemanno 40…europee e questi i 3mila e 550, questo se chiama D’Ausilio perché noi pagamo paghiamo tutti come vedi… fai il bonifico poi io te porto la fattura». Gasbarra smentisce: «Non conosco, non ho mai avuto incontri con Buzzi, o altre persone.
Una riunione con il candidato sindaco Alfio Marchini è stata invece organizzata proprio da Carminati per il 28 novembre 2013
All’appuntamento manda Luca Gramazio accompagnato da altri «amici» e Marchini adesso conferma che l’obiettivo «era di esporre il progetto politico al quale stavo lavorando, ma poi non si fece nulla e certamente ignoravo che dietro ci fosse Carminati,
Incontro tra Buzzi con Berlusconi avvenuto durante la cena elettorale di Gianni Alemanno del 16 maggio 2013.
Buzzi Il 17 novembre 2013, parlando in macchina con un’amica, rammenta il passato afferma: «Non c’era niente e quindi quali problemi c’avevamo? C’avevamo il vento a favore, c’era Rutelli davvero tu ce pensi, c’avevamo Rutelli, la De Petris assessore, all’Ama stavamo ‘na favola stavamo».
Buzzi e i suoi sodali si lamentano anche di Veltroni: «Col cazzo ti riceveva così, ti mandava qualche scagnozzo della segreteria e stai bene così». Poi però parlando dei soldi dati al suo ex vicecapo di gabinetto Luca Odevaine, arrestato proprio con l’accusa di far parte dell’organizzazione, Buzzi dice: «Ma se Odevaine c’ha tutta sta roba, c’ha mezzo Venezuela, ma Veltroni quanta roba c’ha?».

Negli uffici del Servizio giardini del Comune a Porta Metronia, due intrusi, entrati forzando una finestra, hanno afferrato un pc portatile dalla stanza di un collaboratore della Protezione civile, che lavora affianco agli uffici dei giardinieri comunali, e lo hanno portato via. Un giallo legato alla maxi inchiesta su Mafia Capitale, perché fino a pochi giorni fa in quella sede distaccata del Comune lavorava anche Claudio Turella, il dirigente arrestato dai carabinieri del Ros al quale sono stati trovati 570 mila euro in contanti custoditi nelle buste con lo stemma del Campidoglio.

 

giorno 3

Dalla cella del carcere Nadia Cerrito parla e conferma le dazioni in «nero» a politici e funzionari di Roma coinvolti nell’inchiesta su «mafia capitale». La segretaria di Salvatore Buzzi ammette di essere stata proprio lei «a preparare le buste con i contanti». Spiega di averlo fatto «per non essere licenziata». Ma ad accusarla c’è il «libro nero» sequestrato nel suo appartamento con l’elenco delle somme pagate e accanto l’iniziale di chi le ha percepite.
«Noi oggi alle cinque lanciamo Marroni (Umberto Marroni, ndr) alle primarie eh!», annunciava mesi prima a un collaboratore il fondatore della «Eriches 29», Salvatore Buzzi.
Ieri il prefetto Giuseppe Pecoraro ha incontrato il sindaco Ignazio Marino al quale ha prospettato la necessità di avere una scorta più robusta, il presidente della Regione Lazio Nicola Zingaretti ha bloccato le gare in corso, aprendo un’indagine interna sull’operato di Asl, Ater e dipartimenti.
L’arresto di Giovanni De Carlo, personaggio di spicco del clan di Mafia Capitale altro boss, secondo gli inquirenti, del gruppo che fa affari anche con il centrosinistra.
«Come siete messi per le primarie?», chiede Massimo Carminati a Buzzi. E l’altro: «Avemo dato 140 voti a Giuntella (ex presidente Pd Roma) e 80 a Cosentino (senatore Pd). Lui è proprio amico nostro». Proprio il giorno delle primarie, in un clima di scarso entusiasmo — solo 100 mila votanti —, si contano molte zingare in coda, qualcuno dubita sull’autenticità di quella militanza, ma pochi hanno il coraggio di denunciare. Tranne Cristiana Alicata che dalla direzione Pd rivela: «Sono voti comprati».
Anche su questo indagano i pm Giuseppe Cascini, Paolo Ielo, Luca Tescaroli, che ieri hanno proseguito con gli interrogatori di garanzia.
le indagini virano anche sull’assegnazione sempre all’«Eriches 29» del compito di trovare alloggi agli ex occupanti di strutture sgomberate nella primavera scorsa, come l’ex scuola «Angelo Mai» a Caracalla.
l’ex estremista nero spiega: «Io ti fornisco l’azienda, quella bona… perché lui sa, sta’ a costrui’… serve il movimento terra». E prosegue: «Guarda che noi c’abbiamo delle aziende pure di costruzioni… a chi t’appoggi?… Noi dovemo fa’ costruzioni» imprenditore divenuto «colluso», Cristiano Guarnera, accusato di essersi messo «a disposizione nel settore dell’edilizia per la gestione degli appalti di opere e servizi»
Due giorni dopo Guarnera riferisce che Carminati «è stato in grado di una cosa che io in due anni non sono riuscito a fare, lui in tre giorni è riuscito a sbloccarla!» La rete di Carminati gestita con i metodi di Cosa nostra dal ministero dell’Interno… Onestamente quando pigli i soldi sono sicuri», spiega Carminati.

La «cassiera» della banda guidata da Massimo Carminati è la prima a crollare Nadia Cerrito conferma le dazioni «in nero» a politici e funzionari. la segretaria di Salvatore Buzzi, il socio dell’ex estremista dei Nar, ammette di essere stata lei «a preparare le buste con i contanti».
ad accusarla c’è il «libro nero» sequestrato nel suo appartamento con l’elenco delle somme pagate e l’iniziale di chi le ha percepite. Decine e decine di dazioni, al massimo 15 mila euro, servite alla banda per controllare il Campidoglio e forse ottenere appalti anche dalla Regione Lazio
assistita dall’avvocato Bruno Andreozzi, dichiara: «Intendo rispondere all’interrogatorio».
In realtà sono cinque cooperative, abbiamo circa 1.200 dipendenti». Al gip Flavia Costantini conferma: «Buzzi portava i soldi in contanti e io provvedevo a preparare le buste con le sue indicazioni. La “B” che vedete per me equivale a Buzzi. Io non sapevo quale fosse la destinazione finale di soldi, chi fossero i percettori». «Sapevo che si trattava di cose illegali, ma io non mi potevo sottrarre.
Nel PD: l’assessore comunale alla casa Daniele Ozzimo, marito della parlamentare Michela Campana, responsabile Welfare del partito, destinataria di una richiesta di un’interrogazione parlamentare di Buzzi che nell’sms di risposta scrive: “bacio grande Capo”.
intercettazione ambientale del 16 maggio 2013 su 15 mila euro dati a Franco Panzironi, ex amministratore dell’Ama.
Buzzi: «C’avemo i soldi oggi?». Cerrito: «Sì, te servono?». Buzzi: «Sempre i 15 mila, oggi è l’ultima settimana e ho finito». Cerrito: «Te li porto?».

Marino in tv: «Non ho mai avuto conversazioni con Salvatore Buzzi». Così ha detto ieri a «Otto e mezzo» il sindaco di Roma Ignazio Marino. Ma alcune foto dell’archivio della Cooperativa «29 giugno» di Buzzi documentano incontri tra i due.

Il procuratore nazionale Roberti: «Forse non ci siamo accorti in tempo che la corruzione è un fenomeno privilegiato del metodo mafioso, al pari del riciclaggio».

 

giorno 2

Ci sono uomini delle istituzioni sistemati nei posti strategici che hanno accumulato «tangenti» da centinaia di migliaia di euro individuando come interlocutori privilegiati gli imprenditori disponibili a pagare il prezzo più alto.

Massimo Carminati non parla. L’ex Nar «re di Roma», si è avvalso ieri della facoltà di non rispondere. E così hanno fatto altri 12 dei 37 arrestati di Mafia Capitale negli interrogatori di garanzia a Regina Coeli. L’unico a replicare alle domande del gip è stato l’ex ad di Ama Franco Panzironi che ha negato «di essere stato a libro paga di qualcuno».
Versione ritenuta poco convincente, come quella sulla presunta «normalità» dei 40 mila euro ricevuti dalla Fondazione Nuova Italia dell’ex sindaco indagato Gianni Alemanno (autosospeso da ieri in FdI).
Indagato il presidente della Commissione trasparenza», Italo Walter Politano, rimosso ieri dal sindaco Ignazio Marino.
570 mila euro nelle buste del Comune, murati in casa di Claudio Turella, dirigente del Servizio giardini in carcere. 205 milioni di beni sequestrati dai finanzieri del Gico con le norme anticorruzione, accertando ad esempio la sproporzione «fra i pur considerevoli redditi percepiti da Riccardo Mancini (Ente Eur) e il patrimonio accumulato, di 3.641.127 euro»
Sigilli alla villa dello stesso Carminati a Sacrofano, come agli studi e agli immobili a Roma Nord di Giovanni De Carlo, figura di spicco del gruppo.
l’inchiesta punta ora alla Regione, a partire dagli appalti con una gara da 60 milioni. Il capo delle cooperative sociali Salvatore Buzzi confidava poi a un collaboratore: «Un altro mi tiene i rapporti con Zingaretti 2.500 al mese».

Nel «libro mastro» delle tangenti ci sono nomi e cifre, elenco di politici e funzionari pubblici trovato durante la perquisizione a casa di Nadia Cerrito, la moglie di Salvatore Buzzi, c’erano gli «stipendiati» fissi e quelli che pretendevano un compenso extra per l’interessamento.
La richiesta di denaro per il consigliere regionale del Pd Eugenio Patanè, arriva da Franco Cancelli, della cooperativa Edera, per «pilotare» la gara sullo smaltimento dei rifiuti indetta dall’Ama. gli investigatori: «Il 16 maggio 2014 intercettazione nel quale Buzzi informava i presenti circa la richiesta di 120.000 euro avanzata da Patanè. Buzzi si mostrava restio.
Nella sua ordinanza il giudice evidenzia come «le erogazioni di utilità verso Alemanno» siano sempre successive a una decisione favorevole all’organizzazione. Oltre a un «pagamento di 75.000 euro per cene elettorali»
«Il 22 novembre 2012 Buzzi inviava un sms ad Antonio Lucarelli (capo della segreteria del sindaco ndr), Luca Gramazio e Gianni Alemanno: “Problema risolto per il nuovo campo grazie”, ricevendo in risposta da Alemanno il seguente messaggio: “Ok”». a pochi giorni dall’approvazione dell’assestamento di bilancio 2012-2014 bonifici per 30.000 euro.
Quando in Campidoglio arriva Ignazio Marino viene contattato Franco Figurelli, segretario di Mirko Coratti «per l’aggiudicazione della gara Ama sulla raccolta del Multimateriale; per sbloccare pagamenti sui servizi sociali; per pilotare nomine».
Figurelli veniva retribuito con mille euro mensili, oltre a 10 mila euro per poter incontrare Coratti, mentre a quest’ultimo venivano promessi 150.000 euro per sbloccare un pagamento di tre milioni».
Analogo trattamento veniva riservato a Claudio Turella, direttore del Servizio Giardini.

Il segretario Lionello Cosentino, «persona seria» nella definizione del premier Renzi, ha accettato di fare un «passo indietro».
Il presidente del Pd Matteo Orfini, su richiesta del premier, sarà commissario del Pd romano in attesa che la magistratura concluda l’inchiesta sulla mafia di Roma

Dalle intercettazioni degli ultimi giorni Massimo Carminati pareva consapevole dell’arresto imminente, e forse stava organizzando una fuga preventiva. Per questo la Procura ha fatto eseguire ai carabinieri del Ros un fermo per ipotetico possesso di armi, completo di perquisizione, in attesa di procedere con l’arresto per «Mafia capitale».
Il 4 ottobre dello scorso anno un’Alfa Romeo 156 con una targa risultata intestata alla questura di Roma. Ne sono scesi due uomini, non ancora ufficialmente identificati; presumibilmente due poliziotti che sono stati intercettati mentre parlavano con l’ex estremista. Nel corso della conversazione uno dei due dice a Carminati: «Perché adesso, te stai sotto indagine…». E l’altro: «Oppure, per dire, che devi… devi evita’… devi evitare». Commento dell’interessato: «È un casino…».
L’agente di polizia soprannominato «Massimetto la guardia» il quale — riassumono i magistrati — «si rendeva spesso disponibile al reperimento di materiale elettronico di consumo e di piccoli elettrodomestici.

 

giorno 1

Sfruttavano rapporti diretti con la giunta a suo tempo guidata da Gianni Alemanno, ma anche trasversali con personaggi legati a chi ha occupato il Campidoglio prima e dopo.
Secondo la Procura di Roma tutto questo costituisce un’associazione mafiosa, sebbene senza riti di affiliazione, controllo del territorio e uso sistematico della violenza: costruzione del tutto inedita per i tribunali italiani. Per gli inquirenti la forza di intimidazione deriva da altri elementi, e il potere si afferma soprattutto attraverso corruzione, rapporti con la politica e imprenditori collusi; dal lavoro dei pubblici ministeri e dei carabinieri, registrando le parole degli stessi indagati: «Me li sto a compra’ tutti… semo diventati grossi». Altro che Romanzo criminale.

37 arrestati, più 76 altri indagati, fra colletti bianchi, politici e criminali ordinari. Nomi di spicco dell’amministrazione di Gianni Alemanno, lui stesso indagato per concorso esterno in associazione mafiosa ma anche uomini chiave del centrosinistra. Arrestato l’ex braccio destro di Walter Veltroni, Luca Odevaine, il suo responsabile al decoro, Mario Schina, mentre sono indagati Mirko Coratti, presidente dimissionario dell’assemblea capitolina, l’assessore comunale Daniele Ozzimo (dimessosi a sua volta).
Agli arresti Riccardo Mancini, ad di Eur spa.
Arrestati per «aver fatto parte di un’associazione di stampo mafioso operante su Roma e nel Lazio che si avvale della forza di intimidazione derivante dal vincolo associativo e della condizione di assoggettamento e omertà che ne deriva per commettere delitti di estorsione, usura, riciclaggio, di corruzione di pubblici ufficiali (questo capitolo è ancora in via di approfondimento ndr)» anche l’ex manager dell’Ama Franco Panzironi, dominus della Parentopoli e tesoriere della fondazione Nuova Italia beneficata dallo stesso Carminati e Giovanni Fiscon, manager dell’Ama. Indagati Stefano Andrini che da ex estremista di destra fu catapultato alla «servizi Ambientale».
Tra gli appalti presi in esame dalla Procura, oltre a quello per l’ampliamento del campo nomade di Castel Romano, anche l’altro per la raccolta differenziata, più quello stagionale per la rimozione delle foglie e perfino l’ultima emergenza neve del 2012. Appalti vinti dalla Imeg e altre controllate dal clan. Due anni di indagini dei pubblici ministeri Giuseppe Cascini, Paolo Ielo, Luca Tescaroli.

Il personaggio. Massimo Carminati, 56 anni compiuti a maggio, l’ex militante dei Nuclei armati rivoluzionari poi transitato armi e bagagli dalle parti della banda della Magliana.

La mafia di Roma non ha bisogno di mettersi al servizio di politici e imprenditori, perché sono loro — politici e imprenditori — che si offrono per entrare negli affari e partecipare al banchetto degli appalti: raccolta e smaltimento dei rifiuti, accoglienza di profughi e rifugiati, verde pubblico, mense, piste ciclabili.
Spiega Massimo Carminati «è la teoria del mondo di mezzo… Ci stanno i vivi sopra e i morti sotto, e noi stiamo nel mezzo… un mondo in mezzo in cui tutti si incontrano e dici: cazzo, com’è possibile che quello… che un domani io posso stare a cena con Berlusconi… Capito, come idea? Il mondo di mezzo è quello dove tutto si incontra… si incontrano tutti là… Allora nel mezzo, anche la persona che sta nel sovramondo ha interesse che qualcuno del sottomondo gli faccia delle cose che non le può fare nessuno… E tutto si mischia». Una teoria riassunta nella chiacchiera da bar tra il boss e il suo amico, intercettata dai carabinieri del Ros.
Secondo l’accusa il rapporto con Alemanno «si è tradotto anche in contatti diretti e condotte funzionali di costui che hanno oggettivamente favorito il sodalizio. Vi erano dinamiche relazionali precise, che si intensificavano progressivamente, tra Alemanno e il suo entourage politico e amministrativo da un lato, e il gruppo criminale che ruotava intorno a Buzzi e Carminati dall’altro, che avevano ad oggetto specifici aspetti di gestione della cosa pubblica».
Poi la sinistra torna al governo della città, ma Mafia Capitale non si scoraggia. Quando Marino s’è appena insediato, prima della nomina degli assessori, Buzzi chiama Carminati e gli rivela di essere «in giro per i Dipartimenti a saluta’ le persone». E Carminati risponde: «Bisogna vendersi come le puttane, adesso… E allora mettiti la minigonna e vai a batte co’ questi, amico mio». Fuor di metafora, è quello che — nella ricostruzione dell’accusa — ha fatto Buzzi negli ambienti che sostengono la Giunta Marino.
Ancora una volta è un’intercettazione a svelare i metodi del gruppo; sempre di Buzzi, che ad aprile 2013, in piena campagna elettorale «Questo è il momento che pago di più…». «Mò c’ho quattro cavalli che corrono… col Pd, poi con la Pdl ce ne ho tre, e con Marchini c’è… c’ho rapporti con Luca (Odevaine, già vicecapo di gabinetto con Veltroni sindaco ndr) quindi va bene lo stesso… Lo sai a Luca quanto do? Cinquemila euro al mese… Siamo messi bene perché Marino siamo coperti, Alemanno coperti e con Marchini c’ho… Luca che… piglia i soldi».
Tutto per continuare ad avere gli appalti. Perché i soldi pubblici sono la prima entrata, per ammissione di Buzzi: «Quest’anno abbiamo chiuso con 40 milioni di fatturato ma tutti i soldi li abbiamo fatti su zingari, emergenza alloggiativa e immigrati, gli altri settori finiscono a zero».

In ogni posto chiave avevano sistemato una persona fidata. Aziende municipalizzate, assessorati, persino il bilancio del Campidoglio erano in grado di modificare.
Rete creata da Massimo Carminati e Salvatore Buzzi.
Quando Gianni Alemanno cede la guida di Roma a Ignazio Marino, si concentrano sugli esponenti del Pd, Nelle intercettazioni, si parla di appuntamenti chiesti al vicesindaco Luigi Nieri, di incontri con il capo di gabinetto Mattia Stella. Mentre Eugenio Patanè avrebbe preso soldi per «pilotare» appalti alla Regione, del senatore del Pd Lionello Cosentino, segretario della federazione Pd romana, dicono: «È proprio amico nostro».
Alemanno, dipinto dalle carte dell’accusa quasi come un burattino nelle loro mani, pagano le cene elettorali oltre ai contanti versati alla sua Fondazione «Nuova Italia» e portano «comparse» per la claque ai comizi.
Regolarmente stipendiato con 15 mila euro mensili è Franco quale reale dominus della stessa municipalizzata, nonostante non rivestisse più nessun incarico formale»
Con la giunta Alemanno il controllo dell’Ama è totale. Quando arriva Marino, l’organizzazione si attrezza. E in vista della gara per la raccolta del Multimateriale Buzzi appare sicuro: «I nostri assi nella manica per farci vince la gara dovrebbero essere la Cesaretti per conto di Sel, Coratti che venerdì ce vado a prende un bel caffè e metto in campo anche Cosentino». Parlando del presidente dell’assemblea capitolina Mirko Coratti, Buzzi dice «me lo so’ comprato, ormai gioca con me», e il 23 gennaio 2014 racconta di avergli «promesso 150 mila euro se fosse intervenuto per sbloccare un pagamento di 3 milioni sul sociale».
Luca Odevaine, vicecapo di gabinetto del sindaco Walter Veltroni, viene ritenuto un esponente dell’organizzazione e infatti Buzzi conta sulla possibilità che diventi capo di gabinetto di Marino
Il possibile cambio in giunta era per loro un’ossessione e il 22 gennaio 2013, analizzando ogni possibilità dice: «È vero, se vince il centrosinistra siamo rovinati, solo se vince Marroni andiamo bene». Marroni diventa deputato del Pd.

Si dimettono Mirko Coratti, presidente dell’Assemblea capitolina; Daniele Ozzimo, assessore alla Casa; Italo Politano, capo anticorruzione.
Alemanno al Corriere — con grande stupore. Io Carminati non l’ho mai incontrato. Mai».
Dalle 1.200 pagine dell’ordinanza c’è Buzzi che, testualmente, dice: «Se vinceva Alemanno ce l’avevamo tutti comprati. Partivamo Fiuuu (al razzo, ndr)».

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Pubblicato da

il Fanfulla

Pagina di attualità politica ispirata al quotidiano fondato nel 1870.

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