La nuova legge sul divorzio breve e i suoi fraintendimenti

foto della Camera, approvazione legge divorzio breve

Finalmente, dopo un dibattito denso di incertezza e fazioni contrapposte, la legge sul divorzio breve è realtà. Dal 1970 non si sono avute variazioni di fondo. Rispetto alla riforma della legge Fortuna-Baslini, a cambiare da oggi sarà l’articolo 3 della legge 898 del 1970, già sottoposta al vaglio dell’elettorato con il referendum del 1974 per gli effetti del matrimonio, mentre per la comunione dei beni, sarà modificato l’articolo 191 del Codice civile.
La legge introduce una differenziazione profonda rispetto alla vecchia disciplina: sarà ridotta sensibilmente la durata minima del periodo di separazione ininterrotta dei coniugi che consente di presentare la domanda di divorzio, che scende da tre ad un solo anno in caso di comparsa davanti al giudice, mentre in caso si separazione consensuale da parte dei coniugi la nuova disciplina prevede soli 6 mesi, indipendentemente dalla presenza o meno di figli. Tutto ciò con applicazione immediata anche per i procedimenti in corso, e anche quando la procedura di separazione risulti ancora pendente.

Niente da fare, almeno per ora, per il cd. “divorzio lampo” rimasto al di fuori del ddl già al precedente passaggio parlamentare, grazie alla quale poteva essere chiesto in maniera istantanea, da entrambi i coniugi, con ricorso congiunto all’autorità giudiziaria competente e in assenza di figli minori, figli maggiorenni incapaci o portatori di handicap grave o figli con meno di 26 anni economicamente non autosufficienti. Modello che si ispirava fortemente all’attuale modello francese, nel quale la separazione consensuale è immediata.
Per la prole non c’è alcuna differenza rispetto alla vecchia norma, sia per gli assetti economici sia per i diritti successori.

A cambiare molto è il vero e proprio scioglimento della comunione, perché  Continua a leggere La nuova legge sul divorzio breve e i suoi fraintendimenti

La riforma sulla responsabilità civile dei magistrati

toghe

Rispetto alla vecchia disciplina della legge Vassalli del 1988, non cambierà la struttura, resterà simile anche nella nuova disciplina, mantenendo l’impostazione di responsabilità indiretta; sicché, una volta che il cittadino avrà fatto ricorso allo Stato, e una volta che lo Stato avrà rifondato il cittadino, lo Stato potrà decidere di rivalersi sul magistrato. A cambiare sarà la modalità con cui si può effettuare la rivalsa sul magistrato.

Nella vecchia disciplina la rivalsa poteva avvenire solo per: dolo, colpa grave, o denegata giustizia (cioè rifiuto, o aver omesso o ritardato il compimento di atti dovuti). Nella nuova disciplina, cambia innanzitutto un aspetto all’interno della colpa grave, che nel concetto prevede come prima la violazione manifesta della legge, l’affermazione nel procedimento un fatto che non esiste, adottare un provvedimento di limitazione della libertà personale fuori dai casi previsti dalla legge, si aggiunge il caso di “travisamento del fatto e delle prove”. Dal loro punto di vista i magistrati ritengono  Continua a leggere La riforma sulla responsabilità civile dei magistrati

Ferrovia Svizzera-Italia bloccata da anni

Capita anche questo nel nostro paese. Opere pubbliche dei trasporti che altrove finiscono in tempi ragionevoli e soprattutto senza mai fermare il traffico ferroviario, da noi si rivelano spot del lassismo italico.

La tratta che in teoria avrebbe dovuto collegare su ferro Lugano con l’aeroporto di Malpensa, in pratica si è rivelata la classica cialtronata all’italiana che aggiunge benzina al già vivo fuoco della pessima reputazione verde-bianco-rossa. Continua a leggere Ferrovia Svizzera-Italia bloccata da anni

Inchiesta “Mafia Capitale” (in aggiornamento)

Mafia Capitale

giorno 18

I giudici del tribunale del Riesame annullano l’ordinanza di cattura contro Riccardo Mancini, l’ex amministratore di «Ente Eur spa», braccio destro dell’ex sindaco Gianni Alemanno e tesoriere della Fondazione «Nuova Italia».

Sequestrati beni per 100 milioni di euro all’imprenditore Cristiano Guarnera, arrestato perché accusato di far parte del gruppo criminale e ritenuto pedina fondamentale nel reperimento degli alloggi da offrire al Comune di Roma.

Il Riesame ha fatto cadere l’aggravante mafiosa che era contestata a Giovanni Fiscon, il direttore generale dell’Ama.

Buzzi parlando proprio con Fiscon per accordarsi sui passi da compiere dichiarava: «L’Ama c’est moi».

 

giorno 17

Nel 2007 Odevaine annunciava di aver ripulito circa «100mila metri quadri di scritte» con un’insolita operosità. Oggi sappiamo che le cooperative di Salvatore Buzzi si erano candidate anche in quel campo. E che avevano vinto.

Lo spiega Sandro Coltellacci, socio di Buzzi e amministratore della cooperativa «Impegno per la promozione», accusato di associazione mafiosa: «Ho conosciuto Schina perché si occupava di decoro urbano e noi di rimuovere le scritte sui muri», dice nell’interrogatorio di garanzia con il gip Flavia Costantini. Ottenuto l’incarico, Coltellacci assume nuovo personale: «La moglie di Mario (Schina, ndr) lavora con noi da 13 anni. Mario Schina ci ha fatto prendere tre strutture (il riferimento è alla gestione immigrati ma la coop di Coltellacci si ag-giudica anche i campi per i rom, ndr) ».

Coltellacci, assistito dall’avvocato Manlio Ingarrica, offre la sua versione anche sui campi rom:«Il campo nomadi ci fu affidato con ordinanza del sindaco Veltroni senza gara pubblica per ragione di sicurezza». Era il 2007. Il Comune fa allestire la struttura di Castel Romano.

Dice Coltellacci: «È vero che sono andato da lei ma non ho mai sentito parlare del lavoro per la figlia. Le dissi che bisognava far figurare (nei pagamenti, ndr) 300 persone (anzichè 150 secondo le intercettazioni, ndr)»

 

giorno 16

Altri appalti pubblici assegnati all’organizzazione guidata da Massimo Carminati e Salvatore Buzzi. Uno riguarda Continua a leggere Inchiesta “Mafia Capitale” (in aggiornamento)

Come ti armo il peshmerga

Il Governo italiano ha spedito ai peshmerga curdi una serie di armamenti per combattere gli jihadisti dell’Isis. La cosa curiosa è che in questa partita di armi, che comprendono mitragliatrici di vario tipo, munizioni, treppiedi, attrezzature, figurano anche dei razzi e delle munizioni confiscate nella guerra degli anni 90 in ex Jugoslavia. Armi che dei giudici di Torino avevano ordinato di distruggere e che misteriosamente oggi, nel 2014, spuntano fuori dalla base della Maddalena come un cadeau riciclato. Continua a leggere Come ti armo il peshmerga